Auto blu, attici e voli: il prefetto Tronca e i peccati del passato (FERRUCCIO SANSA)

 

OLTRE EXPO Il commissario sbarca a Roma   Ha gestito la prefettura di Milano dopo lo scandalo di Ruby e ha approvato 70 interdittive antimafia.

Un palermitano venuto dal freddo, perché la sua carriera si è svolta al Nord. Nelle roccaforti della Lega.   Ma chi è davvero Tronca? Se chiedi a chi l’ha incrociato raccogli opinioni diverse. A volte opposte.C’è chi ti descrive un alto funzionario che ha dedicato tutta la sua vita professionale allo Stato. Altri dipingono un prefetto che ha saputo piacere alla politica (dalla Lega adAngelino Alfano per arrivare a Matteo Renzi). Ancora:per alcuni è l’uomo che in nome della sobrietà ha abolito i rinfreschi in Prefettura a Milano. Altri rispolverano le polemiche di quando Tronca era alla guida dei Vigili del Fuoco: quel giorno che suo figlio andò a vedere la partita all’Olimpico con un’auto di servizio. L’attico dello Stato dove l’allora capo dei Vigili del Fuoco sarebbe vissuto, la casa del Corpo a Cortina dove sarebbe andato invacanza.Fino all’aereo P180 dei pompieri che, secondo i sindacati, avrebbe usato senza eccessivi risparmi.   Il curriculum ufficiale di Tronca ricorda il servizio militare nella Finanza, poi l’ingresso in polizia. Prefetto dal 2003, nel 2008 diventa numero uno dei Vigili del Fuoco. Il suo nome compare raramente nelle cronache. Fino all’agosto 2013 quando diventa prefetto di Milano. “In due anni ha cambiato la faccia della Prefettura”, dicono i sostenitori. Certo, non era difficile cambiare stile rispetto al predecessore, Gian Valerio Lombardi, che riceveva in Prefettura l’olgettina Marysthell Garcia Polanco. Con tanto di posteggio garantito.  Tronca proprio no.Tracronaca e forse una spruzzatina di “mito”lo si descrive che esplora a piedi i quartieri più sfigati di Milano. E i rapporti con la politica? Di sicuro ha molti estimatori. A cominciare dalla Lega di Roberto Maroni, ai tempi ministro dei governi Berlusconi. Secondo i critici, Tronca avrebbe dato pronta attuazione alla circolare delministro Alfano, cancellando le nozze gay volute da Giuliano Pisapia. “Una mossa per conquistare l’appoggio del Vaticano”, sostengono i maligni. Ma chi lavora con Tronca racconta un’altra storia: il prefetto subì quella circolare, tentò di mediare. Scrisse più volte al sindaco.   Poi c’è l’Expo. Per l’iconografia renziana un successo. Quindi Tronca ha un posto nell’Olimpo.Disicuroèluiche ha assunto 70 provvedimenti interdittivi antimafia nei confronti di imprese sospette. Lui che ha precettato vigili e dipendenti della società di trasporti che volevano scioperare durante l’Expo. “Un volto non certo da Rambo, ma un tipo tosto”, giurano i collaboratori.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 01/11/2015.

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